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Descrizione

L’11 dicembre siamo andate a una manifestazione. Siamo andate a esercitare un diritto fondamentale, convinte che stare insieme, in uno spazio pubblico, fosse sicuro. Non lo era.


Al termine della manifestazione, centinaia di persone sono rimaste davanti all’Assemblea della Repubblica. L’atmosfera era tranquilla. Non c’erano scontri, né avvertimenti, né ordini di dispersione. Eppure, senza alcun preavviso, la polizia ha iniziato a sparare contro tutte le persone presenti.


Nessuno sapeva che ci sarebbero stati dei colpi d’arma da fuoco. C’erano persone di tutte le età. In pochi minuti, un momento di partecipazione civica si è trasformato in uno scenario di panico, paura e sangue. Cinque persone sono state colpite alla testa. Dieci sono state colpite in altre zone vitali del corpo, come il petto, il torace e il collo.


È difficile spiegare cosa significhi rendersi conto che si sarebbe potuto morire lì. Che si sarebbe potuto diventare ciechi. Che si sarebbe potuto uscire da lì per sempre diversi. Eravamo tutte lì solo per manifestare. Ed è stata pura fortuna che ciò non sia accaduto.


Gli spari sono iniziati intorno alle 19:37 e sono continuati per quasi un’ora. Siamo state soccorse prima da altre persone presenti alla manifestazione e, in seguito, dalle squadre di emergenza. Il marciapiede di fronte all’Assemblea si è ricoperto di sangue. Una dopo l’altra, le vittime salivano in preda al panico sulle ambulanze perché erano state colpite da proiettili.


Oltre agli spari, molte persone sono state aggredite violentemente con i manganelli. Alcuni ne sono usciti con ematomi profondi, dolori intensi e lesioni gravi. La maggior parte delle vittime ha dovuto recarsi in ospedale quella notte. Ad alcune sono stati applicati punti di sutura e sono stati effettuati esami urgenti. Altre dispongono di referti medici che attestano che i segni sul corpo sono stati causati da aggressioni.


A distanza di mesi, c’è ancora chi vive con le conseguenze di quella giornata. C’è chi ha perso l’udito. C’è chi ha difficoltà di concentrazione, dolori costanti in tutto il corpo e forti mal di testa. Ci sono ferite che non si vedono, ma che rimangono ben aperte.


Abbiamo lanciato questa campagna perché sappiamo che ciò che è accaduto non era normale, non era accettabile e non era legale. E perché sappiamo che, se restiamo in silenzio, potrebbe succedere di nuovo – a noi o ad altre persone.


Abbiamo già il sostegno di alcuni avvocati e procederemo con un’azione collettiva per chiedere che venga fatta giustizia. Non lo facciamo per vendetta. Lo facciamo perché crediamo che nessuno debba avere paura di uscire di casa per manifestare. Perché nessuno dovrebbe uscire da una manifestazione con una pallottola nel corpo.

Il gruppo è assistito da due avvocati e presenteremo tre denunce: al tribunale amministrativo, una denuncia penale presso il DIAP (Dipartimento di Indagine e Azione Penale) e un procedimento disciplinare presso l’IGAI (Ispettorato Generale dell’Amministrazione Interna). Dovremo versare 1.500 euro all’avvocato già a febbraio affinché possa avviare il procedimento; prevediamo che l’importo totale possa arrivare a 5.000 euro, a seconda del tempo necessario per concludere il procedimento.

Chiederemo inoltre assistenza legale per evitare ulteriori costi, nel caso in cui, ad esempio, il giudice richieda perizie tecniche o si renda necessario presentare ricorso.


Nell’ultimo mese abbiamo cercato di riprenderci da questo vero e proprio incubo. Alcune di noi hanno impiegato settimane per riuscire a dormire senza rivivere ciò che era accaduto. Tre delle vittime hanno rilasciato un’intervista televisiva, con immagini registrate lo stesso giorno, che hanno contribuito a rendere pubblica una realtà di cui molte persone ignoravano l’esistenza.


Questa campagna riguarda noi, ma riguarda anche tutte le persone che hanno subito violenze da parte della polizia e non hanno mai avuto i mezzi per difendersi.


Se puoi contribuire, ogni somma è importante. Anche una piccola donazione fa la differenza. Se non riesci a donare, ti chiediamo di condividere questa campagna. Anche la visibilità è una forma di protezione.


Siamo vive. E per questo non resteremo in silenzio. Grazie per aiutarci a trasformare la paura in giustizia.



AGGIORNAMENTI fino al 12/09/2026:

- Denunce già presentate:

  • all’IGAI e alla DIAP. (manca ancora quella al Tribunale Amministrativo)

- Eventi di raccolta fondi, organizzati dalle vittime e/o dai sostenitori:

  • “È il corpo a pagare”, 24/04/26, Casa do Comum, Lisbona
  • «È il corpo a pagare», 05/03, Casa Capitão, Lisbona
  • 21/02/26 all’RDA, Lisbona
  • 04/07/2026, Benefit a Porto

-Importi già versati:

  • 1500 nel marzo del 2026
  • 1000 nel giugno 2026

Posizione

Commenti 3

 
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    Utente anonimo

    Benefit Porto

    797 €
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    Benefit Mal Criadas x Markize

    Valor angariado num evento de benefit do dia 05/03 em Lisboa. Agradecemos aos coletivos organizadores (Mal Criadas e Markize) e às artistas que tocaram para a causa.

    168,80 €
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    Utente non registrato

    Valor angariado no evento de benefit do dia 21/02 no RDA (Lisboa). Agradecemos ao grupo que organizou, cozinhou, e às artistas que tocaram para a causa (DJ Sonic Boomer, DJ Boiler Room).

    300 €
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